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    Costruire in armonia con la Natura – Il colorato mondo di Hundertwasser

    by  • 7 giugno 2012 • Architettura, ColorWhat? • 1 Comment

    Grazie a una segnalazione di un’amico, mi sono imbattuta in  Friedensreich Hundertwasser, un architetto, pittore, scultore, ecologista austriaco, che suscita davvero un curioso interesse! C’è bisogno di personaggi del genere per farci aprire gli occhi, per farci capire che non bisogna accettare passivamente tutto quello che ci viene imposto o tutto quello che la società di un determinato periodo decide di imporre come unica via d’uscita. Si parla di un uomo che ha avuto il coraggio di schierarsi contro l’omologazione di una società ormai decadente, schierandosi contro l’edilizia moderna e alle teorie del Razionalismo, non condividendo le linee rette del CIAM o alla sterile produzione della scuola del Bauhaus, tanto da dichiarare: « La linea retta è senza Dio »

    Un personaggio insomma curioso e “colorato” che ha avuto il coraggio di uscire dagli schemi e di cercare una propria e personale visione della vita, attraverso il colore e la natura, protagonisti indiscussi del suo lavoro, presentandosi al mondo come il medico dell’architettura. Insomma, le sue opere forse non piaceranno a qualcuno, ma di sicuro le sue realizzazioni hanno il potere di attirare il nostro sguardo e di farsi notare! Cosa che non accade con gli omologati grattacieli grigi!

    Le sue teorie sono semplici e immediate. Era un fautore dell’architettura organica, cercava un reale contatto tra uomo e natura, un’armonia ormai perduta tra le colate di cemento. La sua idea è incentrata sul fatto che :

    “il pavimento piatto è un vero pericolo per l’uomo”, perché camminando sulle superfici piane, sul cemento, sull’asfalto si perde il contatto naturale con la terra, con gravi ripercussioni sull’equilibrio fisico e mentale. Sembra quasi un filosofo metafisico quando arriva a teorizzare ‘I diritti delle finestre’, in pratica Hundertwasser riteneva che le case non fossero costituite da pareti murarie bensì da finestre. Conoscendo già, evidentemente, le teorie di un altro pioniere dell’edilizia ecologica, Karl Ernst Lotz, sosteneva che “L’uomo è avviluppato in 3 strati: la sua pelle, i suoi vestiti ed i muri della casa. Le finestre sono il ponte tra l’interno e l’esterno, sono come i pori della pelle. Le finestre sono l’equivalente degli occhi.” Attraverso la finestra l’inquilino guarda fuori, ma si tratta di un filtro anche per chi osserva dall’esterno, quindi ogni finestra ha una sua storia, ha qualcosa di diverso dalle altre, è unica, è originale. Basta osservare una qualsiasi delle sue architetture per capirlo: l’artista disegnava una finestra diversa dall’altra, per dimensione, per colore, per decorazione. (Leggi anche questo articolo)

    E da buon ecologista, incentra il suo lavoro sulla Natura, sulla madre di tutte le cose. Cos’è l’uomo senza il suo ambiente naturale? Ed ecco che bottiglie di vetro vengono riciclate ed utilizzate come “moduli” di decorazioni o come punti di luce e colore nelle murature, tetti verdi diventano essenziali coperture che contribuiscono a conferire agli edifici un aspetto “colorato” e in armonia con l’ambiente.

    C’è di più! In una delle sue pubblicazioni (‘L’albero inquilino’) afferma che l’albero alla stregua dell’uomo è un vero e proprio inquilino, è parte integrante dell’abitazione e perciò lo ‘pianta’ un po’ dappertutto, fedelmente al suo principio secondo cui la casa deve essere in armonia con la natura: “for a more human architecture in harmony with nature’.

    UNA SOCIAL HOUSING TUTTA NATURALE:

    In una delle sue opere più famose, il Hundertwasserhaus di Vienna, il sistema della costruzione naturale viene rispettato dai mattoni di argilla fino ai tetti verdi: una cisterna raccoglie l’acqua piovana utile all’irrigazione delle piante e le ceramiche decorative sono di recupero. I tetti verdi sono costituiti da fogli anti-radice per la protezione dei solai e dei pannelli isolanti, da strati di pomice e ghiaia per il drenaggio dell’acqua e da triangoli di ferro che sostengono le piante finché non mettono radici in apposite griglie di acciaio inossidabile. L’artista viennese aveva progettato anche un sistema biologico di recupero delle acque reflue sfruttando le proprietà di determinate piante, come il papiro e la canna, di purificare l’acqua sporca convertendola in sostanze vegetali e minerali.

    Questa opera venne costruita tra il 1983 ed il 1986 ed è un vero e proprio prototipo di social housing perché è costituito da 50 appartamenti per 150 persone meno abbienti con negozi, un ristorante, un parco giochi per bambini, una palestra, 16 terrazze private e 3 comuni. I costi ed i tempi di costruzione di questo progetto interamente pubblico sono stati regolari e nel pieno rispetto delle normative vigenti comunali. Ancora oggi il Comune di Vienna gestisce il complesso e lo fitta al prezzo di 5 euro al metro quadro, prediligendo nuclei familiari in cui ci siano artisti contemporanei. L’Hundertwasserhouse è stata costruita con materiali ecologici: mattoni di argilla per le murature, legno per porte e finestre, ceramica per i pavimenti, colle, vernici, tende e tappeti sono di origine naturale. Per renderlo energeticamente efficiente lo spessore delle murature è consistente, i vetri tripli con infissi speciali e si produce acqua calda per mezzo di pompe di calore.

    INSOMMA UNA MERAVIGLIA! per gli occhi e per la vita di tutti i giorni no? Ricorda tra l’altro gli insegnamenti di Gaudì, che letteralmente si ispirava alla natura sostenendo che l’albero è il suo maestro sostenendo: ” Ciò che è in Natura è funzionale e ciò che è funzionale è bello (…) vedete quell’albero? Lui è il mio maestro!”

    Noi colorini possiamo soffermarci ancora sul tema del colore, che come vediamo dalle immagini di alcune delle sue realizzazioni, risulta fondamentale, quasi necessario per riprendere quelle linee morbide che solo i natura possiamo trovare, e per riprendere quell’armonia per gli occhi e per il cuore che solo il mondo naturale ci può dare. Egli dipingeva, frequentava gallerie e manteneva forti i contatti con il mondo artistico, anche se non era entusiasmato dalle “scuole” d’oltreoceano, come l’Action Painting - di cui non condivideva lo “spreco” del colore , ma come vediamo non vi rinunciava mai!

    Live your fancy, Bluecurly