• Cocktail rings

    by  • 27 dicembre 2011 • 0 Comments

    Se avete già assunto un sorrisino beffardo alla parola cocktail vi consiglio di ricomporvi, perché tale parola vi ingannerà solamente, soprattutto se siete maschietti! (poi ne capirete il motivo!)
    Con il termine cocktail ring, coniato molto probabilmente durante il Proibizionismo in America, ci si riferisce ad un anello con pietra colorata di grandi dimensioni, appariscente ed eccentrico.

    Questo è il modello classico, che, ovviamente, come quasi tutti gli accessori del passato rivisitati, porta con sé quell’eccentricità tipica degli anni nostri: reinterpretato con soggetti divertenti e curiosi, pur mantenendo le sue tre caratteristiche. Eccone alcuni esempi:






    La visibilità ed il forte impatto ne hanno presto  stimolato la rapida diffusione e sono divenuti dei must indossati dai vip del mondo del cinema e dello spettacolo internazionali. Inoltre l’utilizzo di pietre semipreziose di minor valore commerciale, nonché quelli di bigiotteria, hanno allargato l’utilizzo del cocktail ring ad un uso quotidiano più esteso, dalla mattina alla sera, relegando solo i modelli più classici e costosi per le occasioni più impegnative.
    Inutile dirvi quali siano i miei preferiti! Basta ricordarvi il mio saluto per capirlo!

    Life less serious, Pinky ears.

    Mamma, mamma, stanno volando via tutti gli ombrelloni!!!

    by  • 26 dicembre 2011 • 3 Comments

    E’ di sicuro la cosa che esclamerei io a prima vista guardando una foto del genere!

    qui l’originale

    qui l’originale

    Bene, quello che state guardando non è una mera allucinazione causatavi dal caldo, o dal freddo, o da qualche botta in testa ma è il “Centro Abierto de Actividades Ciudadanas“.  Nato a due passi dalla stazione per l’alta velocità, in un lotto abbandonato di circa 12.000 metri quadrati, il CAAC, realizzato dallo studio di architettura ParedesPino, si presenta come una colorata e originale foresta urbana abitata da giganteschi ombrelloni.

    qui l’originale

    La resa visiva di questo ampio spazio è decisamente sui generis ed è maggiormente messa in evidenza dal contrasto col grigiore dei palazzi che la circondano. Gli imponenti dischi colorati, oltre a spezzare la monotonia urbana, fungono da copertura per i banchi del mercato rionale.

    qui l’originale

    qui l’originale

    Però c’è da dire che quella del Centro, è una riqualificazione tanto funzionale, quanto dispensiosa. L’operazione del duo di architetti Fernando Pino e Manuel de Paredes è costata infatti oltre 3 milioni di euro. Una bella cifra considerando che il “parc” artificiale è composto da elementi prefabbricati e che, sicuramente, richiederà una costante manuntenzione.  

    Ma comunque resta una notevole opera di “arredamento urbano” che salta all’occhio e fa sorridere, chi è che non si sentirebbe in una gigantesca foresta in stile cartoon con questi ombrelloni colorati?

    Potete guardare dei simpatici video sul progetto qui e qui.

    La vostra Finta TestaRossa vi saluta e

    ricordate : Fake Red is the new Black.

    How is your Christmas tree?A Tree of Biscuits!

    by  • 25 dicembre 2011 • 0 Comments

    Un piccolo pensiero per Natale? Un modo per accompagnare il vostro regalo di Natale agli amici più cari? Sì questo è sicuramente tra le scelte più carine e più semplici che si possono fare, anche all’ultimo minuto. Un Albero di Biscotti!

     Basta trovare qualsiasi ricetta che tramandate dalle vostre nonne, delle formine a forma di stella, un pò di glassa colorabile e il gioco è fatto! Io ho utilizzato questa ricetta:

    • 180 g Farina
    • 50 g Zucchero
    • 120 g Burro
    • 2 Uova
    • Limone
    • 1/2 Lievito per dolci

    Iniziate ad amalgamare bene lo zucchero con il burro ammorbidito, aggiungendo le uova a mano a mano. Versate la farina setacciata e a questo punto tocca a voi e ai vostri gusti,  potete aggiungere la scorza di un limone grattuggiato / vanillina / la scorza di un’arancia grattuggiata…Io in mancanza di limoni e quant’altro ho grattuggiato una mela! Non dimenticate di aggiungervi 1/2 bustina di Lievito per dolci  (che diventa un’intera bustina se aumentate le dosi, ovviamente) e finite di lavorare il vostro impasto quando risulterà morbido e sodo! Formate una palla e avvolgetela con una pellicola. Fate riposare in frigo per almeno mezz’ora. Poi non ve lo devo dire io…stendete su un piano ben infarinato il vostro impasto, stendetelo fino a uno spessore di 0,5 cm (insomma non troppo sottile XD) e formate le vostre stelle di diversa dimensione. Forno: 180° per 10 m…ma è sempre meglio controllare i bordi dei biscotti e il loro colore dorato.


    Crescono abbastanza! Meglio così, il vostro albero sarà più alto :D Potete colorarli come volete! Spolverarli con lo zucchero a velo o creare i vostri addobbi con la glassa..non troppa magari, altrimenti disgusta…aggiungete delle palline di zucchero colorate come piacciono tanto a noi di colorwhat e….Auguri!

    Per altre idee natalizie semplici ma soprattutto eco guardate qui.

    Live your Christmas, Live your Fancy…e almeno oggi siate più buoni con voi stessi .-.

    Bluecurly

    Le molteplici “facce” del Cubo di Rubik

    by  • 24 dicembre 2011 • 2 Comments

    Era il 1974 quando Erno Rubik, scultore e professore di Architettura presso l’Università di Budapest, dà vita al primo Magic Cube, oggetto realizzato per il solo studio del calcolo statistico da quelli che oggi chiameremmo “NERD” e che una volta avevano il nome di scienziati.

    Solo nel 1980 il Magic Cube prenderà il nome di Cubo di Rubik, battezzato da la  Ideal Toys Company, che ne acquistò i diritti e cominciò la vendita di questo rompicapo. Ad oggi sono stati venduti più di 300milioni di cubi, è un pò come se ogni cittadino italiano ne avesse almeno 6.

    Dico: “300milioni di cubi? Ma una volta risolto? Il gioco finisce? Il cubo si trasforma in soprammobile?”. A quanto pare, proprio no! Basta parlarne con il CUBE WORK STUDIO, un’associazione di artisti che utilizza gli oggetti comuni (rotoli di filo di cotone per cucire, dadi) per realizzare opere d’arte visuale. Lo STUDIO è famoso per le sue opere create utilizzando i colori delle facce del Cubo. Gli artisti hanno partecipato creando repliche di famosi quadri e foto di personaggi famosi. Ma, chiaramente, non manca il “disegno libero”.

    Arrivano gli Eco_mostri!

    by  • 23 dicembre 2011 • 1 Comment

    Andiamoci piano con le definizioni! Questi non hanno nulla a che fare con quei maledetti mostri che deturpano il nostro splendido paesaggio naturale! Sono sì dei mostri, ma nel senso buono del termine, se così si può dire.
    Eco_mostri di Elena salmistraro

    Eco_mostri: trattasi di ironici e colorati complementi d’arredo di design che assumono espressioni di terrore davanti agli sprechi che quotidianamente affliggono il nostro pianeta ormai stanco. Questi pupazzi sono stati creati dalla designer Elena Salmistraro a partire da scarti industriali provenienti dalla lavorazione dei pannolenci. La loro espressione è stata scelta proprio per funzionare a mo’ di promemoria verso le buone abitudini energetiche. E’ impossibile sprecare con loro al tuo fianco: non vanno lavati né, quindi, asciugati, non vanno stirati e neanche candeggiati, insomma, un modo simpatico per cercare di salvare il pianeta!

    Life less serious, Pinky ears.

    Pink Ghost by Périphériques Architects

    by  • 22 dicembre 2011 • 0 Comments

    Think Pink!
    Di certo non sarà la prima volta che sentite questa frase no?
    E sul fatto di pensare rosa i designers di Périphériques Architects hanno seguito alla lettera il consiglio!
    Infatti il Pink Ghost project è un’installazione temporanea che ha sollevato un bel po’ di discussioni per quanto riguarda l’uso dello spazio pubblico.
    Inizialmente costruito in Place Furstemberg a Parigi, il Pink Ghost era stato visto come una “trasformazione scultorea” al centro della piazza cercando di mantenere un atteggiamento conservativo.
    Realizzata in resina epossidica rosa, l’installazione consta di quattro alberi ed un lampione avvolti ad un’altezza di 2,5 metri e copre l’intera superficie della piazzetta centrale.
    Quando il lavoro di copertura è stato completato, gli architetti hanno fatto sapientemente ’scivolare’ circa venti sedie e cinque tavolini sotto la resina, per trasformare questo spazio urbano esterno in un “salottino confortevole” al di fuori, dando così adito alle questioni circa la lo stato dello spazio pubblico nella città.
    Da allora, l’installazione è stata rimossa e ricostruita nel padiglione francese alla Biennale di Architettura di Venezia.
    (Per tutte le foto originali potete andare qui.)
    Però, cioè provate a immaginarvelo…
    Sarebbe figo no?
    Camminare per la città e improvvisamente sedersi “a tavolino” in un’installazione del genere e poi è rosa!

     

    La vostra Finta TestaRossa vi saluta e

    ricordate : Fake Red is the new Black.