• Fotografia

    Do you know Muti Randolph?

    by  • 5 agosto 2012 • ColorWhat?, Fotografia • 0 Comments

    “Il advient parfois que l’oeuvre d’un artiste vous fasse tomber amoureux”
    Capita a volte che il lavoro di un artista vi faccia innamorare no? E’ quello che sostiene Muti Randolph , artista, architetto, e computer addict-di Rio de Janeiro- che cancella e ridisegna i confini di diversi spazi per creare grafiche e scultoree per i set, come discoteche o concerti.  Si tratta quindi di  un mixer di grafica, illustrazioni, sculture, luce e musica, la sua più grande ispirazione per la quale elabore magnifiche scenografie che mettono in risalto il gusto per il colore e figure geometriche ben definite, che quasi “tagliano” lo spazio e si proiettano come indiscusse protagoniste della scena. Infatti al Coachella 2011, Randolph ha presentato un Mirage senza soluzione di continuità e un’ installazione visiva che ha portato a vivere il concerto  non solo con l’udito, ma anche con la vista.
    Le esperienze create da Randolph sono “esperienze di immersione totale”. Ci lascia in un labirinto di luce LED in cui giocare con la luce e le diverse forme che le scie luminose creano.  Si sviluppa uno spazioextra-sensoriale e l’ architettura, il design e la musica si intrecciano sensualmente. Leggete ancora di più sul sito e gustatevi i video, immaginando di proiettarvi in questi spazi quasi inimmaginabili ispirati interamente al mondo dell’elettronica e della discoteca! Enjoy!
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    E il formicaio diventa un caleidoscopio.

    by  • 7 luglio 2012 • ColorWhat?, Fotografia • 0 Comments

    Sicuramente tutti nella vita avrete avuto a che fare con le formiche (amate/odiate formiche), animali forti, abbastanza intelligenti, decisamente più organizzati di me, operativi e produttivi.

    Come tutti sappiamo le formiche sono nere, e in molti casi sono rosse, e da quelle dovete guardarvi perché sono bruttecattivepericoloseaiuto!

    Può succedere però che incontriate delle formiche multicolor e la colpa non sarà delle pasticche che vi siete calati (spero di no!) o del caldo, ma sarà colpa di Mohamed Babu, dottore indiano con la passione per la fotografia.

    Il nostro caro Mohamed ha fotografato una tavolozza di colori viventi, un formicaio multicolor dopo che delle formiche hanno bevuto dell’acqua contenente zuccheri colorati.

    Le nostre care formichine ne hanno assunto le tonalità dando vita ad una vera e propria palette di colori!

    Beh per oggi è tutto miei amatissimi colorini, ergo vi scrivo qui la mia solita tiritera:

    La vostra Finta TestaRossa vi saluta e

    ricordate : Fake Red is the new Black.

    Berlino vista da Matthias Heiderich.

    by  • 12 giugno 2012 • ColorWhat?, Fotografia • 2 Comments

    Oggi mi sono imbattuta in queste splendide foto ricche di colori di Matthias Heiderich, un fotografo berlinese. Siccome si avvicinano le vacanze e sarete alla ricerca di mete in cui rilassarvi, per coloro che amano particolarmente visitare, piuttosto che stare sulla sdraio a prendere il sole, penso che queste foto possano far pendere l’ago della bilancia verso Berlino.

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    Non c’è bisogno di parole: basta solo scegliere se inforcare gli occhiali da sole per le sfolgoranti giornate di sole, cielo terso, colori brillanti, campiture di colore splendenti; abbottonarsi il parka e addentrarsi scivolando nella bruma argentata dell’autunno, o dorata del tramonto, oppure camminare a piccoli passi nella neve silenziosa e abbagliante, e immergersi nelle sue fotografie strepitose.

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    I colori di Berlino sembrano esplodere davanti agli occhi dello spettatore.

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    Alberto Furlani – Pop City.

    by  • 3 giugno 2012 • ColorWhat?, Fotografia • 1 Comment

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    Pop city è una raccolta di fotografie a colori di Alberto Furlani, effettuate tra i tanti viaggi per tutta Europa.
    Appassionato camperista, Furlani ha viaggiato e viaggia in lungo e in largo per l’Europa insieme alla moglie. Foto in cui vengono messe a confronto persone, architetture e frammenti con i colori. Colori forti, saturi di blu, di rosso, di arancione e di nero, colori che danno profondità e spessore ad una serie di immagini scattate con disciplina creatività per tracciare un percorso visivo insolito nel quale l’osservatore si immedesima ben presto come se una fantasia fosse realtà da toccare con gli occhi.

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    “Ciò che mi colpisce sono le situazioni coloristiche ambigue, del visto e non visto, del detto e non detto, che transitano velocemente per un attimo. In questo vissuto si tratta di cogliere l’immediatezza delle situazioni, immediatezza che deve dare ad esse un significato, sia dal punto di vista coloristico sia formale”.

    Face to face with Sara.

    by  • 16 marzo 2012 • ColorWhat?, Fotografia • 0 Comments

    Ok, ad essere sinceri, non vedevo l’ora di scrivere questo articolo! Quindi, è con mia immensa gioia che vi presento Sara. Inquadrarla semplicemente come “fotografa” o “truccatrice” mi sembra davvero riduttivo e dopo aver letto questa brevissima intervista capirete il perché.

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    Una domanda da “è nato prima l’uovo o la gallina?”, ti sei appassionata prima alla fotografia o al make up o, magari, sono passioni che sono andate di pari passo? E come è nata la passione per il make-up?

    R:
    Contemporaneamente mi sono appassionata al make up e alla fotografia, anche se la passione per le arti visive l’ho sempre avuta. La possibilità di immortalare le immagini che mi si paravano davanti mi ha sempre affascinato, fottere il tempo, appropriarmi in modo definito di ciò che vedevo… Anche se riconosco che nelle mie fotografie la poesia, se così la si può chiamare, è poca… Ho sempre puntato a stupire e sorprendere cercando comunque di comunicare qualcosa, di suscitare emozioni positive e negative, suscitare schifo, orrore, erotismo, rabbia, ironia, di imprimere dei significati in quello che faccio. Un bel giorno ho iniziato a pasticciarmi letteralmente la faccia a caso con della tempera (non fa nemmeno tanto bene alla pelle, lo so!), mi è sempre piaciuto dipingere e disegnare, sporcarmi, toccare la terra e il fango. Penso che tanto abbia fatto questa mia propensione al “pasticcio”. Tanto ha fatto anche la passione che ho per il teatro, la grande possibilità di metamorfosi che è in ognuno di noi, e perchè non sfruttarla? E’ possibilità di scelta. Tutto è in tutto, in noi c’è il mafioso come la gheisha, la Jessica Rabbit e il vampiro, ma non solo; in noi c’è la rana e il gatto, il papavero e il giglio… Ed io ho tentato di interpretare quello che mi circondava tramite il mio viso (principalmente) e i colori.

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    Quando prepari questi set, più precisamente per il trucco, ti fai aiutare o realizzi tutto da sola?

    R: Tutto il casino che faccio, lo faccio da sola, fotografia e make-up, compreso il disordine che si crea perchè non so organizzarmi lo spazio, e quando mi faccio prendere dall’enfasi della cosa butto tutto all’aria perchè mi pare di perdere tempo a fare le cose con calma. Due o tre volte sono stata aiutata nello scattare le fotografie, per esempio, ne ho una dove sono completamente immersa nella vasca da bagno e lì mi veniva un pò difficile scattare da sola. Devo dire che è sempre stato un lavoro abbastanza solitario.

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    Nella tua biografia su Flickr, non ami definirti né fotografa né truccatrice professionista, mi viene un po’ naturale chiederti, però, se hai un sogno nel cassetto legato ad essi.

    R: E’ vero, confermo di non sentirmi nè fotografa, nè truccatrice, voglio dire, la vera fotografia, secondo i miei canoni, è un’altra… Se devo riconoscermi del talento, posso dire che mi sento molta abilità interpretativa, sono malleabile e credo di avere molta creatività, ho una bellissima macchina fotografica (è una Canon eos500D) e un buon occhio. Penso anche, però, che specialmente negli ultimi tempi, troppe persone, prendendo in mano una reflex e qualche pennello di Photoshop, si sentano fotografi vissuti quando non lo sono. Non ci si può dimenticare delle vecchie analogiche, non ci si può dimenticare di quanta abilità e tempo ci voleva quando davanti si aveva un banco ottico… Un tempo c’era chi sul serio sapeva “scrivere con la luce”. In ogni caso non disprezzo per niente i fotografi contemporanei, ce ne sono alcuni dietro i quali sbavo come i cani di Pavlov, come ad esempio Dragan, fenomenale. Concludendo (mi rendo conto che mi sto dilungando) rispondo alla seconda parte della tua domanda dicendoti che si, mi piacerebbe lavorare con la fotografia in futuro, magari se affiancata alla possibilità di viaggiare e vivere in mezzo ad ogni tipo di cultura, perchè il mio vero sogno, alla fine è quello.

    Trovare un foto preferita all’interno della galleria di Flickr mi è stato un po’ difficile, devo essere sincera, sono di parte e le trovo tutte spettacolari. C’è un set a cui sei particolarmente legata? Se sì, ti andrebbe di parlarcene un po’?

    R: Sono onorata e lusingata, sono contenta che ti piaccia quello che ho fatto! Il set al quale sono più legata è “Metamorphosis”, che su Flickr è scritto in greco (per indicare il processo biologico che subiscono le rane, ad esempio, animale che amo). (Cliccate qui per vedere il set) In quel set ho raccolto tutti i miei “pasticci” e le mie trasformazioni. Riguardandolo nella sua globalità, mi salta all’occhio la fotografia in cui credo di essere un vampiro, e ci credevo sul serio, soffiavo pure come un gatto davanti alla macchina fotografica. Meno male che queste cose le ho sempre fatte da sola, penso di essere di un ridicolo allucinante quando scatto, perchè faccio i versi, parlo, mi muovo; mi immedesimo troppo (e a volte anche male).
    Un altro pomeriggio divertente è stato quando ho scattato una delle fotografie che piacciono di più, quella “con la rana”. Tutti mi chiedono se la rana era vera. La rana era vera, pù vera di me, di mio fratello e delle mie ciabatte, e saltava pure! Facevo una passeggiata in campagna dove abito e ne ho trovate alcune che dormivano (tra l’altro quella specie di rane c’è solo qui, in Liguria, e in Toscana, se non erro), il loro colore mi ha ispirata, sono rientrata in casa, ci ho dato dello stesso verde su tutta la faccia e poi l’ho presa con delicatezza e me la sono appoggiata sul viso.
    Spesso mi è capitato di aprire la porta al postino o al corriere, piutosto che all’idraulico, con tutta la faccia pasticciata. Con non chalance, rispondevo alla loro espressione misto spavento-sorpresa dicendo cose del tipo: “si, si, non si preoccupi, mi sto esercitando per carnevale”. Ripensandoci, mi sono divertita una marea.

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    Quale è stato, invece, il set più difficile che hai preparato?

    R: Il set più difficile da realizzare, è sempre “Metamorphosis”. Oltre a quello scritto sopra, ho dovuto “affrontare” altre difficoltà, come la pioggia. In “the lunatic is on the grass” pioveva, e mi sono messa a sguazzare nel fango. In “the rain that flows in you”, pioveva pure, e mi sono dovuta sdraiare sull’erba bagnata e cercare una lumachina da mettermi sul viso. Molto difficile è stato anche creare il make up in sile “Avatar”.

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    Le tue foto trasmettono davvero tantissime emozioni. Al di fuori dei vari personaggi che crei, tu come ti definisci?

    R: Ti ringrazio ancora! Io come mi definisco? Dire un miscuglio di tutti i personaggi che ho provato ad interpretare è troppo facile? :) A parte questo, mi definisco un essere umano come tanti, ma allo stesso tempo originale, indipendente dalla massa, anticonformista. Penso di avere una personalità sfaccettata, forse anche troppo; sono confusa, spesso pessimista. Amo in modo smisurato la natura, la cultura e l’arte. Concludendo, ti lascio dicendoti che ho Jim Morrison come amico immaginario, il resto me lo risparmio! E’ stato divertente rispondere alle tue domande.

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    Ringrazio questa donna davvero unica per il tempo che ha dedicato alle mie domande e alla disponibilità delle sue foto. Le sue risposte mi hanno fatto appassionare ancora di più alla sua arte. Grazie ancora! :)

    Life less serious, Pinky ears.

    Cut-out

    by  • 8 marzo 2012 • ColorWhat?, Fotografia • 0 Comments

    Non è la prima volta che la vostra Pinky ears vi dà dei consigli fotografici, infatti, era già capitato per la notte di San Silvestro, con i consigli sui fuochi d’artificio. Ho pensato che questo metodo di post produrre le foto fosse abbastanza carino e alla portata di tutti, così ho preparato un mini tutorial, mini sia nella forma che nella difficoltà! ;) Ecco alcuni esempi di cut-out:

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    Partiamo dalle definizioni: Cut che? CUT-OUT! Meglio conosciuto anche come desaturazione parziale o colore selettivo o come faccio a colorare solo una parte della foto in bianco e nero? Vi dico da subito che io utilizzo ( anzi, utilizzavo, perché non è che mi piaccia tanto come tecnica) un metodo abbastanza semplice, così semplice che Photoshop non si rifiuta di collaborare! Miracolo! Ora vi spiego tutto, fatemi scegliere solo la foto! 

    Ok, più colorata di questa non ne avevo! Iniziamo, ovviamente, con l’apertura di Photoshop, duplichiamo il livello (se non sapete come si fa basta andare su Livello-> Duplica livello-> ok); Poi andiamo in Regolazioni-> Bianco&Nero e cominciamo a creare un bianco e nero corposo muovendo i cursori:

    Quando il risultato vi sembra soddisfacente, prendete lo strumento gomma, punta morbida, e passatelo solo sulla zona che intendete colorare:

    Unite i livelli e salvate il lavoro! :) Come vi avevo anticipato, non era nulla di difficile! :)

    Life less serious, Pinky ears.