• Architettura

    Puente Econtainer / Yoav Messer Architects – I containers in architettura

    by  • 15 febbraio 2013 • Architettura, ColorWhat? • 0 Comments

    Il concetto di riutilizzo è stato la base di questa proposta per il progetto del ponte di 160 metri che farà da ingresso al parco e connessione Ariel Sharon Lod Road (Strada 461 che corre da est di Tel Aviv alla città di Bnei Atarot).

    Il ponte sarà utilizzato da pedoni, ciclisti e veicoli speciali che fungono da servizio navetta per il pubblico dei visitatori dalle aree di parcheggio del parco stesso. Per quanto riguarda il concetto base, il riciclaggio interessa i “contenedores“, che costituiscono le unità modulari del ponte. Vedi altre immagini qui.

    I containers da molto tempo rappresentano uno stimolo importante per l’architettura moderna e il design che si sfidano nella realizzazione di interventi architettonici che, in rispetto delle esigenze ecosostenibili legate al riciclo intelligente, propongono progetti quali:

    Platoon Kunsthalle a Seul

    Platoon Kunsthalle

    vedi qui 

    Sliding House, una casa scorrevole!

    by  • 4 novembre 2012 • Architettura • 0 Comments

    In Inghilterra nel Suffolk meridionale, concepito dallo studio di architettura londinese dRMM, nasce la casa scorrevole, la Sliding House. Altre foto qui

    La casa è in legno e propone una tipologia abitativa ben diffusa nella zona, costruita però su una pedana, che dispone di una copertura di un bel rosso, in grado di scorrere su una rotaia, rivelando la casa vera e propria, fatta tutta in vetro trasparente, e raddoppiando di fatto lo spazio abitativo a seconda delle occasioni, del tempo,e perchè no…dello stato d’animo del proprietario Ross Russell, e la moglie Sally, amanti della natura, desiderosi di vivere nella quiete della campagna inglese.

    Ross si è rivolto all’architetto Alex De Rijke, dello studio dRMM, un suo vecchio compagno di scuola, per lavorare insieme allo scopo di concepire un edificio simile e finalmente dopo un anno, sono riusciti a realizzare questo sogno. Tenetevi stretti i compagni di scuola che diventeranno architetti!

    Se vi interessa, in Colorwhat potrete trovarne qualcuno…noi l’abbiamo detto…non si sa mai!

    Bluecurly

    “Door to Door” Ceramiche per il Centro storico di Salerno

    by  • 2 novembre 2012 • Architettura, ColorWhat? • 0 Comments

    Salerno centro storico: via mercanti, via duomo, via S.Pietro a Corte

    Cari colorini, cari lettori, ricordate l’intervista che ha permesso a Colorwhat di avvicinarsi al laboratorio delle arti ceramiche di Vietri? Pierfrancesco Solimene ci ha aperto le porte a un mondo di colori, di arte, di artigianato e di storia che va assolutamente salvaguardato e considerato come un’occasione che il territorio, inghiottito dal grigiiuume di interventi urbanistici ed edilizi poco felici, può utilizzare per impreziosirsi e riscattarsi.

    Quello che vedete nelle immagini è ad esempio un intervento che si è tenuto  nel mese di settembre 2012, sotto la direzione della soprintendenza di Salerno. “Il progetto curato da Marco Alfano ha previsto le realizzazione di 12 piastre in ceramica inserite  in maniera permanente nel manto stradale del centro storico. Le piastre simboleggiano organismi riemersi, fossili marini che riaffiorano nel mezzo della civiltà. Si è deciso di posizionarli in alcuni punti focali della città, inserendoli in maniera delicata senza sconvolgere la geografia dei luoghi, lasciandoli assorbire dall’architettura preesistente, in modo da scovarli e scoprirli nel quotidiano.”

    Vi invito a seguire Solimene Art Ceramiche, Colorwhat è un fan e un sostenitore appassionato e speriamo che artisti, artigiani, o semplicemente “uomini” appassionati al proprio lavoro, emergano da una realtà poco fiduciosa grazie al prodotto delle “proprie mani” e della volontà di migliorare la qualità delle nostre vite….anche se questo significa “rompere” i soliti schemi preposti e “innescare” nuovi materiali, nuovi simboli, nuove “unità” che ben si sposano in una maglia decisa e preordinata come quella di una banale pavimentazione di strada.

    Buona visione e buona passeggiata! Questo vuole essere anche un invito per visitare la città di Salerno.

    A presto, Blucurly.

     

     

    La cisterna colorata di Brooklyn

    by  • 11 settembre 2012 • Architettura, ColorWhat? • 0 Comments

    New York è una delle poche metropoli al mondo che ha conservato le antiche cisterne d’acqua sui tetti. Sarebbe anche un buon tema sulla questione -recuperiamo l’acqua piovana e rendiamo le nostre abitazioni, i nostri quartieri più ecosostenibili-…ma questo è un altro discorso….qui si parla di icone, di design, di arte…di memorie e sì, di riciclo!

     Tom Fruin ha creato la sua opera d’arte: la “Watertower”, realizzandola con oltre mille pezzi colorati di plexiglass che ne riflettono la luce. Affascinato dalle antiche cisterne d’acqua che ne caratterizzano lo skyline newyorkese, Tom ha optato per una scelta decisiva e di carattere, rimanendo fedele alla storia e ai “ricordi” della città ormai segnata da queste cisterne, ha voluto fortemente recuperare questa “memoria” per ripresentarla la pubblico con una nuova veste…colorata!

    I frammenti sono materiali di scarto, recuperati nei dintorni dall’artista, che li ha rimessi insieme in un collage, divenuto quasi una bandiera simbolica del quartiere. che ne pensate?

    Visita il suo sito qui and Live your fancy, Bluecurly

    The Peacock Room, un gioiello in Toscana…

    by  • 4 settembre 2012 • Architettura, ColorWhat? • 0 Comments

    Un motivo in più per viaggiare e scoprire i gioielli delle nostra terra. Il castello di Sammezzano in Reggello, Toscana.  Sì, la Toscana ospita tra le sue colline verdi questo complesso, ancora lasciato a se stesso, che nasconde spazi e volumi in cui la luce che penetra dalle vetrate, soprattutto da quelle rotte e devastate dalle incurie, illumina ambienti in cui il colore è il protagonista indiscusso. Incredibile trovare certe “decorazioni” in Italia vero?

    Il castello fu acquisito nel 600 dal Cavalier Ferdinando Odoardo Ximenes d’Aragona, e “scolpito”, modellato nell’800 da Niccolò Panciatichi , erede degli Ximenes e grande  estimatore della cultura e dell’architettura araba. Come potete ben vedere dall’immagine, l’esterno del castello fu progettato ispirandosi al Taj Mahal….

    …gli interni invece sono stati “elaborati” e decorate da stucchi, pensando all’Alhambra di Granada.

    “Il castello è circondato da un parco, tra i più vasti della Toscana. Panciatichi vi mise a dimora piante esotiche e rare ed abbellì il parco con manufatti in stile arabo. Oggi molte delle piante originali non esistono più. Importante è il gruppo di sequoie giganti, tra i più numerosi in Italia: 57 sequoie adulte (tutte alte più di 35 metri), una delle quali ha un tronco di circa dieci metri. Notevoli anche gli esemplari di cipresso di Lawson, riconoscibile per il colore argenteo della pagina inferiore delle foglie.
    Attualmente solo il parco è visitabile”…e questo è davvero un grosso peccato, non lo pensate anche voi?

    Colorwhat è innamorato di questi straordinari colori, anche se si tratta di un’architettura stravolta da un progetto che si allontana dalla sua originaria natura per trasformarlo in un vero e proprio “omaggio di pietra e di colore” all’architettura araba.

     Live your fancy, Bluecurly

     

     

     

    Casa Equis tra sabbia e mare…

    by  • 17 luglio 2012 • Architettura, ColorWhat? • 0 Comments

    Questa è Casa Equis, un edificio situato a La Escondida Seashore, in provincia di Cañete, Perù. La villa era una sfida accolta dagli architetti  Barclay & Crousse e dispone di un design unico e molto affascinante. La costruzione tende ad avere una sua personalità e un carattere che sembra predominare sull’ambiente ma che non fa altro invece che adattarsi, riuscendo ad integrarsi con esso. Tanto è vero che noi di Colorwhat, siamo colpiti da come i colori degli ambienti interni riflettano i colori dell’ambiente esterno! Muovendosi tra gli spazi interni troviamo sempre delle “quadrature” delle aperture che inquadrano il mare o il paesaggio e che lasciano entrare la luce sfumata del blu del cielo e del mare.

    La villa potrebbe essere descritta come una sequenza di spazi interni ed esterni che si fondono armoniosamente . La struttura e il design e lo stile di questa dimora sono stati anche influenzati dai problemi climatici e le caratteristiche geografiche della costa peruviana.

    L’esterno del palazzo presenta un colore sabbia che nasconde visivamente la residenza e lo confonde con il paesaggio, nonostante i suoi volumi ben evidenti.

    L’interno del la dimora è invitante, intimo e accogliente. Dispone di ampie vetrate che permettono viste panoramiche, come abbiamo detto, e c’è anche una bella e grande-terrazza con una magnifica piscina sospesa che si estende in direzione del mare, che è senza dubbio il fattore più notevoli di questa residenza. Maggiori informazioni su Arch Daily…ad avercela una casa al mare così vero? :P

     

    La Bubble Building: un edificio di bolle di sapone.

    by  • 9 luglio 2012 • Architettura, ColorWhat? • 0 Comments

    Nell’ ambito della Biennale di architettura internazionale di Rotterdam, il team di designers olandesi Dus ha creato la costruzione effimera per antonomasia: chiamato Bubble building, il padiglione è stato concepito per essere fatto esclusivamente da bolle di sapone.

    bubble building rotterdam color what

    Situata nel centro di Rotterdam, la particolare installazione è costituita da 16 piccoli laghetti artificiali di 35 metri quadrati in forma di esagono, la stessa delle caratteristiche bolle di sapone per bambini. Il padiglione compare solo grazie ai visitatori, che, in stivali di gomma, impugnano i manici e creano surreali pareti trasparenti di sapone, una diversa dall’altra e dall’effetto arcobaleno per la luce che si riflette in esse.

    bubble building rotterdam color what

    bubble building rotterdam color what

    bubble building rotterdam color what

    La Bubble building stimola l’interazione fra i visitatori e crea uno “show istantaneo” che si amplia man mano che le persone aumentano.
    I temi su cui l’installazione creata dal team di Dus riflette, però, sono tutt’altro che “effimeri”. E’ un riferimento all’attuale bolla economica e alla mancanza di certezze, una sensazione reale dovuta alle difficili condizioni economiche globali.

    bubble building rotterdam color what

    Life less serious,
    Pinky ears.

    Vietri sul Mare, ceramica e colore: Intervista a Pierfrancesco Solimene

    by  • 29 giugno 2012 • Architettura, ColorWhat? • 1 Comment

    “Oggetti d’uso quotidiano che donano il brivido dell’eternità”

    Così Pierfrancesco Solimene presenta la sua arte, i suoi oggetti che grandi o piccoli sanno dare davvero tanto. Nato a Salerno nel 1986 vive e lavora a Vietri sul Mare. Nel 2005 consegue la maturità artistica presso il liceo artistico “Andrea Sabatini” e nel 2009 si diploma all’”Accademia di Belle Arti” di Napoli e da allora incomincia le sue prime esperienze  (leggi qui). Noi di Colorwhat si sà, siamo attirati dal colore, da tutto ciò che la creatività, l’amore, la passione, riesce a “colorare” e a rendere interessante, tanto da porci sempre con il punto interrogativo sulla testa e incominciare a fare tante domande! Passeremo dagli Impressionisti alla filosofia, dalla storia alla crisi, per ritornare alle sue ceramiche! Buona lettura!

    Intanto benvenuto! Colorwhat è orgoglioso e onorato di poter arricchire questo spazio presentando un artista come te. Avere la volontà e la possibilità di seguire la tradizione della propria terra e della propria famiglia deve essere un grande impulso, una grande motivazione che ti spinge a seguire questa tua passione. Ci spieghi come ti sei avvicinato a quest’arte e quanto Vietri sul Mare ti ha influenzato con la sua storia?

    Da bambino sei influenzato molto da quello che ti circonda, dalle suggestioni che un’oggetto può provocare, la mia abitazione era stracolma di oggetti ceramici e il mio primo ricordo legato alla lavorazione di essa  sono le scodelle dei colori e i pennelli situati sul banco da lavoro dei  decoratori.   Fondamentale per la mia formazione è stato lo studio delle ceramiche storiche vietresi,  il grande sviluppo di quest’ attività  si è avuta agli inizi del “900 in quello che si definisce il “periodo tedesco” dove artisti venuti dalla Germania iniziano a sperimentare e a convogliare tutte quelle sensazioni assorbite dal luogo. Qui in quel periodo si è vissuta una magia, un sano scambio che ha dato vita a quello che ancora oggi porta il nome di ceramica Vietrese, lavorare oggi senza tener conto di tutto questo è impossibile. 

    Parlando di tradizioni, utilizzi una “ricetta”  di famiglia  per ottenere gli smalti che vanno ad arricchire le tue creazioni?  Che rapporto c’è per te tra la materia e il colore?

     Quando ho deciso di approfondire nello specifico quest’attività, dopo aver concluso una formazione artistica rivolta ad ambiti diversi, mi sono chiesto qual’era il modo migliore per  indagare nel profondo questa materia, essendo attratto dalla superficie delle ceramiche “antiche”, da quei difetti che diventavano pregi, dalle bolle e dall’avvallamento dello smalto sulla terracotta, ho iniziato a creare in prima persona gli smalti (oggi cosa molto rara) cercando antiche ricette e acquistando le materie basilari, da qui ho esaminato tutte le dinamiche della fusione e le reazioni dei pigmenti colorati sulla superfice. In ceramica  c’è un rapporto  indissolubile tra forma e superfice, tra materia e colore,  l’uno non esclude l’altro,  l’originalità  è che in ceramica non esistono “colori pantoni” ma tutto è molto approssimativo, la riuscita è data dalla pennellata, dalla densità e dalla cottura, ad esempio il colore verde rame, simbolo della ceramica locale,  riesce ad avere diverse gradazioni fino a raggiungere il nero ramato.

     I tuoi oggetti nella loro semplicità, nel loro modo di porsi in modo impreciso, quasi abbozzati, superano il concetto di forma!  E tutto ciò fa pensare alle teorie del non-finito. Nell’arte moderna, cominciando in realtà da Michelangelo, passando per gli Impressionisti o Gaudì, la filosofia del non-finito, del non-detto, ha sempre suscitato fascino negli artisti e in chi si poneva di fronte all’opera.  In qualche modo ti senti inquadrato in questa mia interpretazione ? 

     Nei mie lavori riscontro il  valore dell’ artigianalità, dove l’uomo è l’artefice di quello che crea  nel  costante confronto con la natura,  il rapporto con l’elemento naturale determina “l’imperfezione”, in parole povere  la superfice dei mie oggetti ceramici ricorda più una corteccia, una roccia che una lastra d’acciao. Quando si lavora con  quest’ approccio, utilizzando la forma in questo modo, si innesca un meccanismo dove l’opera finita acquista un valore aggiunto, riconoscibile da un vasto pubblico come qualcosa di presente, non fredda e asettica, ma calda e contaminata.  A questo va aggiunto che la ceramica ha il grande pregio di essere un materiale “eterno”, arcaico,  si incrocia con la storia dell’uomo, con la sua volontà di costriure per contenere.

    Credi che in tempo di crisi, la tua esperienza possa essere un modello per coloro che si affacciano sul mondo del lavoro? Credere nelle propria terra, nelle proprie “mani” e avere il coraggio di reinventare un mestiere, soprattutto se si parla di quelle arti che rischiano di essere dimenticate?

    Ho avuto la possibilità di assimilare molte informazioni in questo ambito, essendo questa della ceramica un’ importante tradizione familiare,  nonostante tutto, il mio lavoro vive di innumerevoli sacrifici e difficoltà  ma  anche di piccole soddisfazioni, dove il fattore trainante è l’immutata passione per questa arte.

    Non so se  la mia esperienza può essere un modello, forse oggi nel contesto economico disastroso  in cui ci troviamo, dove i principi del capitalismo e della globalizzazione stanno collassando su se stessi,  riabbracciare queste attività manuali-artigianali  può  portare oltre che all’apprendimento di una capacità (di un  mestiere), anche  ad una migliore qualità della vita.

    “Ultima domanda: ci inviterai nel tuo laboratorio, vero?? I nostri complimenti e ti ringraziamo per il tempo che ci hai concesso!”

    Il mio laboratorio è uno spazio di confronto, aperto a tutti i coloro che desiderano scoprire questo settore. Non a caso in questi giorni stiamo svolgendo un progetto “Peso alle Immagini: incontro tra ceramica e illustratori” http://www.pesoalleimmagini.blogspot.it/  l’intenzione è quella di far confrontare con questa tecnica disegnatori  internazionali, nella volontà di dare nuova linfa vitale a questo settore, un’ esperienza che per ora sta dando i suoi frutti. Vi aspetto in laboratorio!

    E noi vi invitiamo a scoprire le ceramiche di Pierfrancesco visitando il suo sito, e perchè no, andando al laboratorio! In questi giorni per chi è della zona, ci scappa una passeggiata in costiera no?! Live you fancy, Bluecurly.

    Olarra Winery Center by IA+B Architects

    by  • 23 giugno 2012 • Architettura, ColorWhat? • 0 Comments

    Olarra Winery Center by IA+B Architects è situato in Logrono, Spagna, all’interno della struttura di un edificio industriale. L’obiettivo del progetto si pone nel definire un coinvolgimento con la struttura esistente e allo stesso tempo di relazionare il visitatore agli odori e ai sapori degli ottimi vini di OLARRA. L’atmosfera che bisognava creare richiama, come vedete dalle foto, una particolare attenzione all’uso del colore, che evoca quello del vino, e che rilassa il visitatore che ha quasi l’illusione di trovarsi in un altro “ambiente”. La struttura industriale che ospita l’istallazione però non viene mai dimenticata, perchè riflessa dai vetri degli stand colorati.

    Formalmente, l’atrio ha una forma esagonale, un aspetto che è stato rafforzato dal nuovo progetto.  Al piano terra, vi è una zona commerciale, uno spazio degustazione, e uno spazio espositivo, e una scala, situata in corrispondenza dell’asse del volume dell’edificio preesistente assume un valore di “connessione” dei due ambienti compresenti. Al livello superiore quindi vi sono ancora zone degustazione, una sala conferenze e spazi per uffici che si affacciano sulle superfici vetrate degli spazi sottostanti. Do you like it?