• Archive for giugno, 2012

    Vietri sul Mare, ceramica e colore: Intervista a Pierfrancesco Solimene

    by  • 29 giugno 2012 • Architettura, ColorWhat? • 1 Comment

    “Oggetti d’uso quotidiano che donano il brivido dell’eternità”

    Così Pierfrancesco Solimene presenta la sua arte, i suoi oggetti che grandi o piccoli sanno dare davvero tanto. Nato a Salerno nel 1986 vive e lavora a Vietri sul Mare. Nel 2005 consegue la maturità artistica presso il liceo artistico “Andrea Sabatini” e nel 2009 si diploma all’”Accademia di Belle Arti” di Napoli e da allora incomincia le sue prime esperienze  (leggi qui). Noi di Colorwhat si sà, siamo attirati dal colore, da tutto ciò che la creatività, l’amore, la passione, riesce a “colorare” e a rendere interessante, tanto da porci sempre con il punto interrogativo sulla testa e incominciare a fare tante domande! Passeremo dagli Impressionisti alla filosofia, dalla storia alla crisi, per ritornare alle sue ceramiche! Buona lettura!

    Intanto benvenuto! Colorwhat è orgoglioso e onorato di poter arricchire questo spazio presentando un artista come te. Avere la volontà e la possibilità di seguire la tradizione della propria terra e della propria famiglia deve essere un grande impulso, una grande motivazione che ti spinge a seguire questa tua passione. Ci spieghi come ti sei avvicinato a quest’arte e quanto Vietri sul Mare ti ha influenzato con la sua storia?

    Da bambino sei influenzato molto da quello che ti circonda, dalle suggestioni che un’oggetto può provocare, la mia abitazione era stracolma di oggetti ceramici e il mio primo ricordo legato alla lavorazione di essa  sono le scodelle dei colori e i pennelli situati sul banco da lavoro dei  decoratori.   Fondamentale per la mia formazione è stato lo studio delle ceramiche storiche vietresi,  il grande sviluppo di quest’ attività  si è avuta agli inizi del “900 in quello che si definisce il “periodo tedesco” dove artisti venuti dalla Germania iniziano a sperimentare e a convogliare tutte quelle sensazioni assorbite dal luogo. Qui in quel periodo si è vissuta una magia, un sano scambio che ha dato vita a quello che ancora oggi porta il nome di ceramica Vietrese, lavorare oggi senza tener conto di tutto questo è impossibile. 

    Parlando di tradizioni, utilizzi una “ricetta”  di famiglia  per ottenere gli smalti che vanno ad arricchire le tue creazioni?  Che rapporto c’è per te tra la materia e il colore?

     Quando ho deciso di approfondire nello specifico quest’attività, dopo aver concluso una formazione artistica rivolta ad ambiti diversi, mi sono chiesto qual’era il modo migliore per  indagare nel profondo questa materia, essendo attratto dalla superficie delle ceramiche “antiche”, da quei difetti che diventavano pregi, dalle bolle e dall’avvallamento dello smalto sulla terracotta, ho iniziato a creare in prima persona gli smalti (oggi cosa molto rara) cercando antiche ricette e acquistando le materie basilari, da qui ho esaminato tutte le dinamiche della fusione e le reazioni dei pigmenti colorati sulla superfice. In ceramica  c’è un rapporto  indissolubile tra forma e superfice, tra materia e colore,  l’uno non esclude l’altro,  l’originalità  è che in ceramica non esistono “colori pantoni” ma tutto è molto approssimativo, la riuscita è data dalla pennellata, dalla densità e dalla cottura, ad esempio il colore verde rame, simbolo della ceramica locale,  riesce ad avere diverse gradazioni fino a raggiungere il nero ramato.

     I tuoi oggetti nella loro semplicità, nel loro modo di porsi in modo impreciso, quasi abbozzati, superano il concetto di forma!  E tutto ciò fa pensare alle teorie del non-finito. Nell’arte moderna, cominciando in realtà da Michelangelo, passando per gli Impressionisti o Gaudì, la filosofia del non-finito, del non-detto, ha sempre suscitato fascino negli artisti e in chi si poneva di fronte all’opera.  In qualche modo ti senti inquadrato in questa mia interpretazione ? 

     Nei mie lavori riscontro il  valore dell’ artigianalità, dove l’uomo è l’artefice di quello che crea  nel  costante confronto con la natura,  il rapporto con l’elemento naturale determina “l’imperfezione”, in parole povere  la superfice dei mie oggetti ceramici ricorda più una corteccia, una roccia che una lastra d’acciao. Quando si lavora con  quest’ approccio, utilizzando la forma in questo modo, si innesca un meccanismo dove l’opera finita acquista un valore aggiunto, riconoscibile da un vasto pubblico come qualcosa di presente, non fredda e asettica, ma calda e contaminata.  A questo va aggiunto che la ceramica ha il grande pregio di essere un materiale “eterno”, arcaico,  si incrocia con la storia dell’uomo, con la sua volontà di costriure per contenere.

    Credi che in tempo di crisi, la tua esperienza possa essere un modello per coloro che si affacciano sul mondo del lavoro? Credere nelle propria terra, nelle proprie “mani” e avere il coraggio di reinventare un mestiere, soprattutto se si parla di quelle arti che rischiano di essere dimenticate?

    Ho avuto la possibilità di assimilare molte informazioni in questo ambito, essendo questa della ceramica un’ importante tradizione familiare,  nonostante tutto, il mio lavoro vive di innumerevoli sacrifici e difficoltà  ma  anche di piccole soddisfazioni, dove il fattore trainante è l’immutata passione per questa arte.

    Non so se  la mia esperienza può essere un modello, forse oggi nel contesto economico disastroso  in cui ci troviamo, dove i principi del capitalismo e della globalizzazione stanno collassando su se stessi,  riabbracciare queste attività manuali-artigianali  può  portare oltre che all’apprendimento di una capacità (di un  mestiere), anche  ad una migliore qualità della vita.

    “Ultima domanda: ci inviterai nel tuo laboratorio, vero?? I nostri complimenti e ti ringraziamo per il tempo che ci hai concesso!”

    Il mio laboratorio è uno spazio di confronto, aperto a tutti i coloro che desiderano scoprire questo settore. Non a caso in questi giorni stiamo svolgendo un progetto “Peso alle Immagini: incontro tra ceramica e illustratori” http://www.pesoalleimmagini.blogspot.it/  l’intenzione è quella di far confrontare con questa tecnica disegnatori  internazionali, nella volontà di dare nuova linfa vitale a questo settore, un’ esperienza che per ora sta dando i suoi frutti. Vi aspetto in laboratorio!

    E noi vi invitiamo a scoprire le ceramiche di Pierfrancesco visitando il suo sito, e perchè no, andando al laboratorio! In questi giorni per chi è della zona, ci scappa una passeggiata in costiera no?! Live you fancy, Bluecurly.

    Perchè “Forza Azzurri!”? – Il colore della maglia della Nazionale Italiana

    by  • 25 giugno 2012 • ColorWhat? • 0 Comments

    Europei di Calcio 2012. Da grande appassionato di calcio, non mi sono perso una sola partita. In queste manifestazioni saltano spesso fuori parecchi pezzi delle culture di tutta Europa. Ogni squadra, grazie all’aiuto dei propri tifosi, grazie alle note del proprio inno, grazie ai colori della propria bandiera, riesce a sentirsi a casa anche se lontani parecchi chilometri. Già, la bandiera, simbolo così importante tanto da basare la divisa della propria squadra nazionale, sui suoi colori. Vedi il rosso e il giallo della Spagna, gli scacchi della Croazia, il verde ed il rosso del Portogallo, ma anche oltre oceano come l’Argentina, il Brasile, il Cile.

    Poi arriva l’Italia. Con la sua bandiera verde, bianca, rossa….ed una divisa AZZURRA! Ma dov’è l’azzurro nella nostra bandiera? Perchè diciamo “Forza Azzurri!”?

    Così, ho deciso di informarmi un pò, per dare una risposta alla mia domanda. Certo, la nostra divisa è davvero bella, non la cambierei per averne una con i colori della nostra bandiera, vedi quella del Messico…

    Ho trovato in rete alcune informazioni sulla storia della maglia, descritte davvero al meglio, non voglio nè integrarla nè tantomeno riassumerla, ma vi riporto alcune righe estratte proprio da Wikipedia nella pagina della Nazionale Italiana di Calcio:

    …”La prima maglia indossata dalla nazionale italiana nell’esordio assoluto con la Francia del 15 maggio 1910 era di colore bianco. Pare infatti che, nel momento di decidere la prima tenuta di gioco, si sia voluto far indossare alla Nazionale la maglia bianca in onore del club italiano più forte del momento, la Pro Vercelli; in realtà, la scelta del bianco era semplicemente dovuta al fatto che non si era raggiunto ancora l’accordo sulla divisa ufficiale, e dunque si decise di non colorarla lasciandola bianca. 
     
     
    Dopo due partite, in occasione di un’amichevole con l’Ungheria disputata a Milano il 6 gennaio 1911 la tenuta bianca venne sostituita da quella azzurra: la scelta fu motivata dal fatto che l’azzurro era il colore dello stendardo della casa reale dei Savoia (sul quale poi campeggiava lo stemma sabaudo); la divisa prevedeva in abbinamento pantaloncini bianchi e calzettoni neri (col tempo anche quest’ultimi diverranno azzurri). Tutt’oggi la seconda maglia della nazionale è di colore bianco. Durante i Mondiali 1938 l’Italia ha vissuto anche una brevissima parentesi con una maglia completamente nera voluta da Benito Mussolini, utilizzata in due partite…”
     

    Finalmente spiegato da dove deriva il nostro colore Azzurro ormai simbolo dell’Italia anche in tutti gli altri sport.

    BlackisBack vi saluta con la speranza di poter gridare “FORZA AZZURRI!” fino a Luglio. Per ora cerchiamo di superare la Germania, nel ricordo del 2006…

    Olarra Winery Center by IA+B Architects

    by  • 23 giugno 2012 • Architettura, ColorWhat? • 0 Comments

    Olarra Winery Center by IA+B Architects è situato in Logrono, Spagna, all’interno della struttura di un edificio industriale. L’obiettivo del progetto si pone nel definire un coinvolgimento con la struttura esistente e allo stesso tempo di relazionare il visitatore agli odori e ai sapori degli ottimi vini di OLARRA. L’atmosfera che bisognava creare richiama, come vedete dalle foto, una particolare attenzione all’uso del colore, che evoca quello del vino, e che rilassa il visitatore che ha quasi l’illusione di trovarsi in un altro “ambiente”. La struttura industriale che ospita l’istallazione però non viene mai dimenticata, perchè riflessa dai vetri degli stand colorati.

    Formalmente, l’atrio ha una forma esagonale, un aspetto che è stato rafforzato dal nuovo progetto.  Al piano terra, vi è una zona commerciale, uno spazio degustazione, e uno spazio espositivo, e una scala, situata in corrispondenza dell’asse del volume dell’edificio preesistente assume un valore di “connessione” dei due ambienti compresenti. Al livello superiore quindi vi sono ancora zone degustazione, una sala conferenze e spazi per uffici che si affacciano sulle superfici vetrate degli spazi sottostanti. Do you like it?

     

    Kid’s Republic..sì che ci andrei a studiare…

    by  • 21 giugno 2012 • Architettura, ColorWhat? • 0 Comments

    Questo bellissimo posto che con tutti questi arcobaleni sembra quasi magico è  Kid’s Republic, un negozio di libri illustrati del Beijing POPLAR Culture Project (BPCPC).  E’ stato progettato da SAKO Architects per esprimere la policromia della vita ai giovanissimi.

    Le librerie si innalzano, precipitano, si curvano, non fanno altro che diventare un gioco per i bambini, un’architettura interattiva per poterci giocare. I cerchi ripetuti servono come librerie, finestre e angoli lettura.

    I libri illustrati per bambini sono comuni nelle culture occidentali, mentre è una forma d’arte in Cina, e la Kid’s Republic mira a creare un’atmosfera che incoraggi i bambini a rimanere loro stessi e ad amare i libri.l Oltre agli interni incredibile, il negozio offre narrazione, l’artigianato, e altre attività per i bambini.

    qui le foto

    Beh per oggi è tutto miei amatissimi colorini, ergo vi scrivo qui la mia solita tiritera:

    La vostra Finta TestaRossa vi saluta e

    ricordate : Fake Red is the new Black.

    “Blocchiamo” i ricordi estivi con Johnny Hermann.

    by  • 19 giugno 2012 • ColorWhat? • 0 Comments

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    Johnny Hermann, artigiano e designer milanese, ha pensato bene di ricreare la multicolore magia estiva del ghiacciolo, uno degli oggetti di design minimale più dolci della storia, in legno. Il suo progetto si chiama Wooden Posicle, dove i ghiaccioli sono stati divisi per tipo di legno impiegato e accostamento cromatico .

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    Tutto nasce da una frase detta per scherzo con un’amica la scorsa estate: “stavamo condividendo un ghiacciolo che si scioglieva molto velocemente ed io mi dissi che se fossero fatti interamente in legno – non solo lo stecco – probabilmente durerebbero molto più a lungo. Il nome Wooden Popsicle vuole essere un omaggio al sogno di un bambino che per diversi anni – a San Francisco agli inizi del ‘900 – mantenne in segreto una sua invenzione, finchè da adulto, la brevettò e fondò il più grande impero dei gelati confezionati, Popsicle appunto.”

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    Come potete vedere, i wooden popsicle sono tutti pezzi unici e numerati, inutili quanto belli e viceversa, 150 in totale: interi, un po’ sciolti, oppure morsi.

    I colori del Centro Commerciale La Cartiera

    by  • 17 giugno 2012 • Architettura, ColorWhat? • 0 Comments

    Il taglio del nastro del 14 Giugno scorso, ha aperto le porte di questo nuovo Centro Commerciale sito in Pompei (NA), valorizzando la vecchia struttura di “Alicarta”, una cartiera (da qui il nome del centro) fallita nel 2005.  6 anni di lavoro, 4 di realizzazione, più di 1000 operai, per dare vita a 115 negozi, 11 locali per la ristorazione, 2100 posti auto, il tutto distribuiti in due piani per un totate di oltre 30.000mq e, infine , la realizzazione di un parco per dare un tocco di verde a tutta la struttura.

    Il logo è rappresentato da una girandola stilizzata, colorata con i colori dell’iride (o quelli di ColorWhat? volendo), se passate a vistare il Centro, la troverete un pò ovunque, anche nelle vetrine dei negozi. Sono state, infatti, distribuite a tutti i rivenditori, per decorare le loro esposizioni. Passeggiando, si incontrano hostess che regalano queste girandole ai bambini, è bello vederli gironzolare per il centro commerciale intenti a soffiare per farla muovere, magari è anche un mezzo utile per tenerli occupati mentre i genitori fanno shopping.

    L’invasione dei colori è dovuta al bel contrasto con le vetrine dei negozi e ad un soffitto retroilluminato che cambia con intervalli regolari, illuminando i corridoi di colori sempre diversi, semplici colori pastello che rendono la visita piacevole e rilassante (colorterapia voluta?).

    Particolare il fatto che nei due corridoi parallelli principali, siano state installate vere e proprie piante di agrumi (mandarino e limone). Il verde delle piante fa un ottimo contrasto con il bianco e la forte luminosità dei due corridoi. Vi consiglio di non raccogliere frutti da questi alberi, non sono tanto sicuro che siano commestibili, non tanto per il limone quanto per il mandarino, frutto tipicamente invernale…

    Voto 6,5 a questo nuovo centro. Sembra un controsenso dare poco più che la sufficienza, dopo aver letto tutte queste cose belle sui colori, la cura dei particolari, l’innovazione. All’interno, però, non è possibile trovare nè una libreria nè un cinema, cose decisamente fondamentali da realizzare in un centro commerciale ex novo, soprattutto se ubicato in una zona dove nemmeno per le strade è possibile trovarne. Questo è il nostro giudizio però, sta a voi trarre le conclusioni e dare un voto. Andatelo a visitare, si trova a Via del Macello 22, Pompei (NA) - Uscita Pompei – Autostrada A3 – Napoli.

    Il sito: www.cclacartiera.it