• Archive for gennaio, 2012

    Mamma facciamo un origami?

    by  • 31 gennaio 2012 • ColorWhat? • 2 Comments

    Ma certo bocciuolo di mamma, anche 2.000!

    Ed è proprio quello che hanno fatto tanti bei ‘pampini’, arrivando a questo:

    qui l’originale

    Un pomeriggio di luglio, un camion pieno di gru di carta (meglio conosciuti come origami) è arrivato presso lo studio di Brooklyn di Vik Muniz, un artista di origini brasiliane, conosciuto per la costruzione di immagini mediante materiali non convenzionali come i diamanti, gli spaghetti e la polvere.

    “Ero tipo: ‘E ora tutte ‘ste gru dove le metto?” Dice.

    qui l’originale

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    Le gru hanno fatto un lungo viaggio. Dopo il terremoto giapponese di marzo, la no-profit Bezos Family Foundation ha invitato i bambini a mandare per posta origami a forma di gru al quartier generale di Seattle.

    qui l’originale

    Ogni gru innescherebbe una donazione di $ 2, fino a $ 200.000. Il gruppo ha ricevuto più di 2 milioni e ha raddoppiatola donazione. Muniz in seguito ha raccolto tutti gli origami in un unico mosaico formando una gru gigante, per una raccolta di fondi postera.

    “E ‘alchemico”, ha detto. ”L’idea funziona, perché tutti volevano aiutare.”

    qui l’originale

    Il risultato finale è questa cosa assolutamente meravigliosa:

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    E voi? Li sapete fare gli origami? Io no, manco la classica barchetta usata come cappello da muratore! Sono proprio la peggiore in questi lavoretti manuali (e già so che Pinky Ears si farà grasse risate su questa frase!)

    Comunque nel caso abbiate bisogno di direttive per costruirvi la vostra gru, potete andare qui

    Per oggi è tutto miei amatissimi colorini, ergo vi scrivo qui la mia solita tiritera:

    La vostra Finta TestaRossa vi saluta e

    ricordate : Fake Red is the new Black.

    “Earth Engine” – L’artificiale che diventa natura!

    by  • 30 gennaio 2012 • ColorWhat? • 1 Comment

    Quando sentiamo parlare del rapporto tra uomo e natura, artificiale e naturale, la prima cosa che viene in mente è la distruzione, inquinamento e altre cose negative. Sembra che Barry Underwood cerca di presentare un diverso mix tra artificiale e naturalenel suo lavoro, creando un mix surreale…e direi molto affascinante.

     Underwood gioca con tempi di posa estremamente lenti nel suo lavoro, creando fotografie chepresentano elementi surreali di luce che aggiungono alle atmosfere scure e silenziose. I paesaggi acquistano energia elettrica attraverso i suoi esperimenti e creare una tensione tra realtà e artificio.

    Quasi poetico no? vi invito a seguire questo artista-fotografo sul suo blog!

    James Clar – Il “Media Artist”

    by  • 29 gennaio 2012 • ColorWhat? • 0 Comments

    James Clar è un artista il cui lavoro tende a fondere tecnologia, cultura popolare e le informazioni visive. Il suo lavoro esplora le limitazioni di vari mezzi di comunicazione e i suoi effetti sui singoli e sulla società. Concentrandosi sulle arti visive, le sue opere si basano, spesso, sul controllo e la manipolazione della luce.

    Le sue opere d’arte, negli anni, hanno fatto progressi affrontando temi più profondi. Questi includono il nazionalismo, globalizzazione, e la cultura popolare nell’era della informazione di massa trovando spesso la discrepanza nelle informazioni tra i media occidentali e mediorientali e dei loro effetti sulle persone.


     

    Sanna, l’artista che colora la storia.

    by  • 28 gennaio 2012 • ColorWhat?, Fotografia • 1 Comment

    Si sa, le foto in bianco e nero hanno il loro fascino (io, ad esempio, personalmente, sono una grandissima fan del bianco e nero), ma vi siete mai chiesti come sarebbero queste foto a colori, insomma, di colore sarebbe l’ambiente circostante e il soggetto? I volti antichi, l’abbigliamento, le pose diventerebbero più vividi e reali o il ritocco cromatico tradirebbe la loro vera essenza, la natura conservata gelosamente tra i grigi e i seppia virati dal tempo? Ebbene, a sciogliere ogni nostro dubbio, c’è Sanna Dullaway l’artista che colora la storia. Mi sembra doveroso iniziare con una foto che tutti conoscete, Il bacio a Time Square

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    Oggi, nell’era di Photoshop, sono molte le tecniche e i programmi che ci consentono di colorare le vecchie foto in bianco e nero, ma ci vuole una precisione particolare e soprattutto taaanta pazienza! L’artista, infatti, servendosi soprattutto di Photoshop CS5, ha sviluppato questa facoltà mentre era intento ad  ”aggiornare” a colori vecchie foto di famiglia. Da qui è partito il suo progetto, quello di convertire a colori i classici della fotografia in bianco e nero.

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    3Dullaway si è infatti dedicato con pazienza certosina a restaurare vecchie fotografie di personaggi famosi per ripulirle dalla patina degli anni e regalare ai suoi protagonisti i colori che avevano quando sono stati immortalati in scatti che sono diventati icone di loro stessi.

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    Ci sono foto estremamente drammatiche come quella in cui il generale Nguyen Ngoc Loan spara a bruciapelo a un viet cong, il 1 febbraio 1968 per le strade del Vietnam.

    5C’è spazio per una buona fetta di storia americana con la fila dopo l’alluvione di Louisville, 1937, l’immagine del 1957 che ritrae Dorothy Count in aula, derisa alle spalle per essere la prima studentessa di colore ammessa all’Harry Harding High School, a Charlotte, North Carolina. Momenti di guerra con Pearl Harbour attaccata dai giapponesi nel 1941 e il post-conflitto con l’impressionante esplosione della bomba atomica all’atollo di Bikini nel 1946. Un secolo prima era stata immortalata la desolante scena del post-battaglia di Gettysbourg, 1863.

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    6Per ogni foto l’artista impiega dalle due alle tre ore per portare a termine il processo di colorazione. D i questa sua bravura ha intenzione di farne un piccolo grande business (e come biasimarlo, in fondo), ma questo non toglie che il processo di ‘umanizzazione’ da lui messo in moto – coscientemente o no – ha l’innegabile valore di permetterci, oggi, di vedere finalmente i personaggi che hanno fatto la storia per quello che sono davvero e di provare a dare un senso diverso, forse, alla vita dei singoli e al suo fatale e imprevedibile impatto sul destino dell’umanità tutta.

    Tuttavia, questo processo di colorazione è riuscito a scatenare lo sdegno dell’opinione pubblica, a causa dell’eccessiva manipolazione di esempi di patrimonio visivo comune e della loro relativa riappropriazione. E voi cosa ne pensate?

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    Life less serious, Pinky ears.

     

    Mamma, mamma, posso attaccare questo piccolo adesivo al muro? Giuro, solo uno!

    by  • 27 gennaio 2012 • ColorWhat? • 0 Comments

    Ecco però cosa succede quando rispondete : “Si.” ad una domanda come questa, e ogni mamma risponde così al proprio bambino e tutti questi bei bambini sono chiusi nella stessa stanza…. BIANCA!

    qui le foto originali

    Questo dicembre, in una installazione sorprendentemente semplice ma incredibilmente fantastica, per la Queensland Gallery of Modern Art, l’artista Yayoi Kusama ha costruito un grande ambiente domestico, pitturando ogni muro, sedia, tavolo, pianoforte, e decorazione della casa di un bianco brillante, facendolo risultare come una gigantesca tela bianca. Nel corso delle due settimane successive poi, i piccoli visitatori del museo hanno ricevuto migliaia e migliaia di adesivi tondi colorati e sono stati invitati a collaborare alla mutazione dello spazio, trasformando la casa in un’esplosione vibrante di chiazze di colore.

    L’installazione, dal titolo The Obliteration Room, fa parte del Kusama’s Look Now, See Forever.

    Le prime quattro immagini per gentile concessione del Queensland Art Gallery e fotografo Mark Sherwood.

    Altre immagini di Stuart Addelsee e heybubbles.

    Per oggi è tutto miei amatissimi colorini, ergo vi scrivo qui la mia solita tiritera:

    La vostra Finta TestaRossa vi saluta e

    ricordate : Fake Red is the new Black.